giovedì 25 settembre 2014

Why not, condannati a Roma De Magistris e Genchi: 1 anno e 3 mesi

Un anno e tre mesi di reclusione ciascuno, con sospensione condizionale della pena e non menzione sul casellario giudiziale: è questa la condanna che la X sezione penale del tribunale di Roma ha inflitto all'ex pm di Catanzaro, Luigi de Magistris, attuale sindaco di Napoli, e al consulente informatico Gioacchino Genchi, accusati di concorso in abuso d'ufficio per aver
acquisito illegittimamente, nell'ambito dell'inchiesta Why not, i tabulati telefonici di alcuni parlamentari senza la necessaria autorizzazione delle Camere di appartenenza. Nei confronti di De Magistris, nel maggio scorso, i pm avevano chiesto l'assoluzione. Per Genchi, invece, era stata sollecitata la condanna ad un anno e 6 mesi. La sentenza di ieri del giudice monocratico di Roma attribuisce la penale responsabilità ad entrambe gli imputati. Il presidente Ianniello ha comunque concesso le attenuanti generiche, la sospensione della pena irrogata e la non menzione nel certificato penale. I due imputati dovevano rispondere di abuso d'ufficio per aver acquisito utenze senza autorizzazioni di vari parlamentari tra i quali di Romano Prodi, Francesco Rutelli, Clemente Mastella, Marco Minniti e Antonio Gentile. Contro la sentenza tuona De Magistris: "La mia vita è sconvolta, ho subito la peggiore delle ingiustizie. Sono profondamente addolorato per aver ricevuto una condanna per fatti insussistenti. Ma rifarei tutto, e non cederò alla tentazione di perdere completamente la fiducia nello Stato". "In Italia, credo, non esistano condanne per abuso di ufficio non patrimoniale - aggiunge il sindaco di Napoli - Sono stato condannato per avere acquisito tabulati di alcuni parlamentari, pur non essendoci alcuna prova che potessi sapere che si trattasse di utenze a loro riconducibili". Appresa la notizia l'ex ministro Clemente Mastella ha commentato in una nota: "Nulla mai potrà ripagarmi. Quell'indagine, condotta in maniera illegale, è stata all'origine di tutte le mie difficoltà, sul piano umano e sul piano politico. Quell'indagine ha cambiato, fino a stravolgerla, la storia politica italiana. Da allora tutto è precipitato. Ho subito processi mediatici, sono stato additato come il politico aduso all'illegalità. Ora i magistrati hanno accertato la verità, ovvero che a compiere atti illegali è stato chi mi ha voluto a forza indagare, senza alcun motivo. Purtroppo, nessuno, niente potrà mai ripagarmi per il grave danno subito".

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