domenica 26 ottobre 2014

Matrimoni gay: protesta contro vescovo, insegnante toglie crocifisso

Un insegnante del liceo Dante-Carducci di Trieste ha tolto il crocifisso dall'aula, in segno di protesta contro la Chiesa. L'arcivescovo monsignor Giampaolo Crepaldi, vescovo di Trieste, ha diffuso un documento, insieme ai capi delle diocesi di udine e Concordia-Pordenone contro la trascrizione delle nozze gay celebrate all'estero nelle anagrafi comunali e per reazione l'insegnante del liceo,
Davide Zotti, responsabile scuola di Arcigay, ha staccato il 23 ottobre scorso il crocifisso dall'aula. "Per l'ennesima volta - ha detto il docente - un importante esponente della gerarchia cattolica  ha ribadito le posizioni omofobiche della Chiesa affermando che l'omosessualità non è conforme alla realtà dell'essere umano". "Come docente e omosessuale - ha aggiunto Zotti -  non posso più accettare di svolgere il mio lavoro  in un luogo, l'aula, segnato dal simbolo principale della Chiesa cattolica, che continua a calpestare la mia dignità di persona omosessuale". Il professore sa che potrebbero esserci dure reazioni al suo gesto: "pagherò di persona, mentre i rappresentanti delle più alte gerarchie della Chiesa cattolica potranno continuare indisturbate a fare dichiarazioni discriminatorie e lesive della nostra dignità", ha aggiunto. Per i vescovi di Udine, Trieste e Concordia-Pordenone la trascrizione delle nozze gay nelle anagrafi comunali da parte dei sindaci è un atto "irresponsabile" e "arbitrario", un travisamento "superficiale e ambiguo" della famiglia. È accaduto anche a Udine e a Pordenone, mentre il sindaco di Trieste ha anticipato che lo farà se sarà richiesto. I sindaci si giustificano ammantando i loro gesti di un significato di lotta per i "diritti umani". Nel passato Crepaldi era stato fatto oggetto di altre contestazioni simili. Nel 2009, un docente "reo" di avere staccato il crocifisso dal muro durante le sue lezioni fu sospeso per un mese. L'insegnante si scusò con una lettera con il preside, i colleghi e gli studenti: "Si è trattato solo di un momento di nervosismo" la sua giustificazione. "Se una persona omosessuale è di buona volontà ed è in cerca di Dio, io non sono nessuno per giudicarla". Anche perché "Dio ci ha reso liberi". Così Papa Francesco nella prima intervista del suo pontificato, al direttore di Civiltà Cattolica Antonio Spadaro. Un colloquio di sei ore avvenuto il 19, il 23 e il  29 agosto 2013. "Dobbiamo annunciare il Vangelo su ogni strada, predicando la buona notizia del Regno e curando, anche con la nostra predicazione, ogni tipo di malattia e di ferita. A Buenos Aires ricevevo lettere di persone omosessuali, che sono 'feriti sociali' perché mi dicono che sentono come la Chiesa li abbia sempre condannati. Ma la Chiesa non vuole fare questo". 

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