sabato 20 dicembre 2014

Quirinale, Napolitano conferma: vicina conclusione del mio mandato

Le dimissioni del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, sono ormai "imminenti", come da lui stesso detto in occasione dello scambio di auguri con il Corpo Diplomatico. E' un lento ma inesorabile avvicinarsi al giorno in cui lascerà il Quirinale. Ogni occasione pubblica in cui prende la parola, ogni comunicato "politico" che esce dall'ufficio stampa del Colle rappresentano
l'occasione per ribadire la sua decisione e far intendere che il momento del congedo è sempre più vicino. D'altronde Napolitano - scrive AskaNews - non ha mai fatto mistero, sin dal suo secondo discorso di insediamento (aprile 2013), sul fatto che non sarebbe rimasto fino alla fine del secondo settennato. Ma che avrebbe accompagnato il Paese il tempo strettamente necessario per consentire alle forze politiche di mettere in cantiere, nel modo più condiviso possibile, le riforme tanto attese dai cittadini. Posizione ribadita più volte e accompagnata da sollecitazioni in tal senso ai partiti. Le dimissioni di Napolitano non arriveranno, dunque, prima della fine del semestre italiano di presidenza europea, che si chiude ufficialmente con il discorso del presidente del Consiglio a Strasburgo il 13 gennaio. Il Presidente Napolitano lo conferma in una nota ufficiale: "Io sono concentrato sull'oggi: e ho innanzitutto ritenuto opportuno e necessario garantire la continuità ai vertici dello Stato nella fase così impegnativa del semestre italiano di presidenza europea". Introducendo il discorso pronunciato al Corpo Diplomatico, Napolitano ha spiegato che "la prossima fine di questo anno 2014 e l'imminente conclusione del mio mandato presidenziale inevitabilmente ci portano a svolgere alcune considerazioni sul periodo complesso e travagliato che stanno attraversando l'Italia, l'Europa ed il mondo". Napolitano ha elogiato "l'opera portata avanti dal presidente Renzi e dal governo, un coraggioso sforzo per eliminare alcuni nodi e correggere mali antichi che hanno frenato lo sviluppo del Paese e sbilanciato la struttura della società italiana e del suo sistema politico". "Un'opera - ha sottolineato il Presidente - difficile e non priva di incognite", ma senza "alternative per chi, come noi, crede nelle potenzialità di questo Paese, nel ruolo che deve rivestire in Europa, negli ideali che vuole portare e nella missione di pace nel mondo". Parlando di Europa, il capo dello Stato ha spiegato come l'Italia, "insieme ad altri Paesi" si sia sforzata "con qualche successo, di focalizzare l'attenzione e la volontà politica dei Paesi membri, sull'imprescindibile necessità" di "combinare il primario obiettivo di crescita e sviluppo" con "realistiche regole di riequilibrio e di disciplina fiscale". E se "le elezioni del nuovo Parlamento di Strasburgo, pur in un quadro generale che ha visto una rapida e preoccupante crescita di movimenti e partiti euroscettici o apertamente antieuropei, hanno segnato un passo avanti importante verso l'europeizzazione del dibattito politico all'interno dei singoli Paesi membri e verso un inedito svolgimento della dialettica politica al livello veramente continentale".

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