domenica 18 gennaio 2015

Terrorismo: Italia hub per foreign fighters, massimo livello di allerta

Un hub, un nodo di smistamento da dove raggiungere la Siria o ritornare in Europa, utilizzato da decine di foreign fighters partiti da altri paesi europei: le indagini degli uomini dell'antiterrorismo e dell'intelligence rivelano un ruolo tutt'altro che marginale dell'Italia nelle rotte per i fronti di guerra. E anche se al momento non risultano strutture stabili nel nostro paese che hanno
come obiettivo proprio l'istradamento degli estremisti di mezza Europa verso la Siria, non significa che i rischi siano minori. In Siria, sottolineano gli analisti, sono finiti non solo vecchi protagonisti degli ambienti islamisti più radicali ma anche e soprattutto migranti di seconda generazione, spesso giovanissimi, appartenenti alla cosiddetta "Inspire generation", scrive ANSA. Si tratta, dicono gli apparati di sicurezza, di militanti che si muovono all'esterno dei tradizionali circuiti delle moschee, privi di legami evidenti con i principali network terroristici internazionali e anzi spesso apparentemente isolati, la cui adesione al jihad è la diretta conseguenza della propaganda radicale diffusa in rete da diversi siti e magazine a partire proprio da "Inspire", la rivista web fondata da Anwar al Awlaqi, l'ideologo radicale americano di origine yemenita ucciso da un drone americano nel settembre 2012. L'attenzione dunque è altissima su diversi fronti. L'Italia, come altri Paesi occidentali, è nel mirino di possibili attacchi terroristici ma non ci sono riscontri concreti di un possibile attentato al Vaticano. Al punto che la stessa Santa sede - scrive AGI - invita ad evitare allarmismi. E' lo stesso ministro dell'Interno, Angelino Alfano, a ridimensionare l'allarme lanciato dai media: "Nel sistema delle nostre relazioni con le autorità di sicurezza degli altri Paesi - spiega - abbiamo ulteriormente verificato l'informazione e a noi non risulta. Quello che invece risulta, e che purtroppo è evidente, è che il Vaticano è stato più volte citato ed evocato nei messaggi dell'autoproclamato Califfo". "Non risultano al momento segnalazioni specifiche" di minacce per l'Italia, ricorda il ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni, sottolineando però come "il contesto in cui ci troviamo" non possa non "suscitare preoccupazione per la dimensione generale della minaccia". "I combattenti stranieri partiti dall'Italia sono una cinquantina - conferma Gentiloni - ma l'apparente esiguità dei numeri non autorizza ad una sottovalutazione da parte nostra". Alfano e Gentiloni sono sulla stessa lunghezza d'onda anche su Schengen. L'obiettivo di Schengen è la libera circolazione tra i Paesi europei, e l'accordo prevede già delle eccezioni per dei casi appunto eccezionali, ma oggi l'obiettivo principale è quello di proteggere i confini esterni all'Europa". "Non si discute di sospendere Schengen o di ristabilire i controlli alle frontiere dei Paesi Ue", conferma Gentiloni, ma "di come utilizzare il sistema informativo tra diversi Paesi": "sacrificare gli accordi sulla circolazione è un prezzo inaccettabile da pagare al terrorismo", precisa il ministro. L'obiettivo - ricorda Alfano - è piuttosto quello di ottenere dal Parlamento europeo l'ok alla direttiva Pnr (Passenger name record), "che consenta di avere dalle compagnie aeree la lista degli imbarcati dei singoli voli e di poter trattenere queste indicazioni nelle banche dati" per tre anni.

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