giovedì 30 aprile 2015

Italicum: seconda fiducia per Renzi, cresce il fronte pro-referendum

Nessuna sopresa, tutto come previsto. Anche i numeri sono praticamente gli stessi di ieri sera, e Matteo Renzi incassa la seconda delle tre fiducie chieste per forzare il passaggio dell'Italicum alla Camera. Nella tarda mattinata la votazione. Questo l'esito: 350 a favore, 193 contrari, 37 i dissidenti del Pd. Ieri erano rispettivamente 352 pro, 207 contro e 38 contrari. I voti non collimano
alla perfezione (da Sel è tornato all'ovile Matarelli, che oggi non ha votato la fiducia) ma il dato politico non cambia nel suo insieme. Tra le file del premier non c'è timore di non farcela a superare il voto segreto finale sulla legge la prossima settimana, malgrado una quarantina di dissidenti del Pd siano determinati a non votarla. C'è invece una palese soddisfazione per aver indebolito il fronte interno avverso con un colpo che però lascerà il segno. "Grazie di cuore ai deputati che hanno votato la fiducia, la strada è ancora lunga, ma questa è la volta buona", cinguettava ieri il premier. E cresce il fronte "pro referendum", arricchendosi della presenza di Forza Italia e Sel. A lanciare per primi la proposta sono stati i grillini. Ieri sera, dopo un'assemblea del gruppo alla Camera per decidere il da farsi in vista del voto finale sull'Italicum, che si terrà lunedì sera, Danilo Toninelli ai microfoni del Tg3 aveva detto: "Stiamo valutando, decideremo nei prossimi giorni" se promuovere o meno una raccolta firme per dar vita a un referendum abrogativo dell'Italicum. "Siamo consapevoli del fatto che non è certo che la Corte Costituzionale possa accettarlo - spiegava ancora Toninelli - ma stiamo valutando. Lo faremo, comunque, non da soli, ma sarebbe un'iniziativa aperta alla società civile e alle altre forze di opposizione. Decideremo nei prossimi giorni". Nel pomeriggio il fronte si allarga a Sel. In una conferenza stampa, il capogruppo Arturo Scotto non esclude l'ipotesi referendum: da lunedì "inizierà la nostra battaglia fuori dalle aule. Ci auguriamo che questo disegno di legge salti, ma se dovesse passare metteremo in campo iniziative molto serie nel Paese contro questa legge". Per gli M5s Alessandro Di Battista, esponente del direttorio grillino, è andato in tv a prospettare "azioni extra parlamentari" dopo l'approvazione dell'Italicum data per scontata "perché nel Pd c'è solo un gioco delle parti e non vera opposizione a Renzi". "Siamo saliti sui tetti per difendere la Costituzione siamo e il 9 maggio saremo in marcia per strada contro la povertà. Abbiamo sempre utilizzato azioni extraparlamentari per le situazioni più gravi e lo faremo anche questa volta. Perché questo Paese non lo cambi da solo dentro il palazzo, ma fuori con il sostegno e il dialogo con la gente per strada". Ma è soprattutto dentro il Pd che l'ultima partita dell'Italicum, quella sulla fiducia, si gioca. Bersani, Fassina, Bindi e lo stesso capogruppo dimissionario Speranza tornato a parlare in pubblico per certificare in tv che le sue dimissioni sono irrevocabili ("non torno indietro, le idee valgono più delle poltrone") hanno tentato per l'ultima volta di dissuadere il premier dal commettere "un errore violento e tragico contro il Parlamento" che, per usare le loro espressioni, "segnerebbe nel profondo anche il Pd".

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