giovedì 7 maggio 2015

Camera-Senato, aboliti i vitalizi verso gli ex parlamentari condannati

Gli uffici di presidenza di Camera e Senato hanno approvato la delibera proposta dai presidenti dei due rami del Parlamento, Pietro Grasso e Laura Boldrini, sullo stop ai vitalizi per i parlamentari condannati in via definitiva, per i reati di particolare gravità. Hanno votato a favore: Pd, Sel, Scelta Civica, Fratelli d'Italia e Lega, anche se quest'ultima considera "blande" le
misure contenute nel documento. Non hanno partecipato al voto Forza Italia, M5S e Ap, anche se gli esponenti di Ncd e Udc pur non partecipando al voto sono rimasti in Aula, mentre azzurri e grillini sono usciti fuori al momento del voto. Le misure contenute nella delibera entreranno in vigore "il sessantesimo giorno successivo alla data della sua approvazione" quindi non prima di due mesi. Dunque, le misure saranno operative non prima di due mesi e la Camera svolgerà "degli accertamenti" caso per caso sulla sussistenza delle condizioni previste dalla delibera stessa. Le norme, viene specificato nel testo, non sono retroattive. Dunque, "per i deputati cessati dal mandato e già condannati in via definitiva, la cessazione dell'erogazione dei vitalizi decorre dal momento dell'entrata in vigore della presente deliberazione". La delibera introduce misure per la "cessazione dell'erogazione di vitalizi e pensioni a favore di deputati cessati dal mandato che abbiano riportato condanne definitive per reati di particolare gravità". Tra i reati ricompresi, quelli gravi come mafia e terrorismo, la maggioranza dei reati contro la Pubblica Amministrazione: peculato, concussione, violazione del segreto d'ufficio, ad eccezione del reato di abuso d'ufficio, che al contrario non è ricompreso. Per i reati minori, invece, perchè scatti la cessazione dell'erogazione del vitalizio, occorre che vi sia stata una "condanna definitiva con pene superiori a due anni di reclusione per delitti non colposi, consumati o tentati, per i quali sia prevista la pena della reclusione non inferiore nel massimo a sei anni". La delibera prevede all'articolo 1: "E' disposta la cessazione dell'erogazione dei trattamenti previdenziali erogati a titolo di assegno vitalizio o pensione a favore dei deputati cessati dal mandato che abbiano riportato, anche attraverso" il patteggiamento a) condanne definitive a pene superiori a due anni di reclusione per i delitti, consumati o tentati, previsti dall'articolo 51, commi 3-bis e 3-quater del codice di procedura penale (mafia e terrorismo) e dagli articoli da 314 a 322-bis, 325 e 326 del codice penale (reati contro la P.A. Come peculato e concussione); b) "condanne definitive con pene superiori a due anni di reclusione per delitti non colposi, consumati o tentati, per i quali sia prevista la pena della reclusione non inferiore nel massimo a sei anni, cosi' determinata ai sensi dell'articolo 278 del codice di procedura penale". Le norme contenute nella delibera "non si applicano agli assegni e pensioni di reversibilità spettanti ai familiari superstiti, laddove il deputato cessato il suo mandato sia deceduto in data anteriore all'entrata in vigore" della delibera.  Infine, le misure "sono adottate dall'Ufficio di presidenza previo accertamento dei relativi presupposti" e "non si applicano qualora sia intervenuta la riabilitazione". Se riabilitato, al deputato viene ripristinata l'erogazione dei vitalizi "con decorrenza dalla data dell'istanza di riabilitazione". Via: AGI


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