mercoledì 26 ottobre 2016

Camera, taglia-stipendi torna in Commissione: Italia non in testa Ue

L'Aula della Camera ha rinviato in Commissione il disegno di legge del Movimento 5 Stelle per la riduzione degli stipendi dei parlamentari e che ha come prima firmataria Roberta Lombardi. La proposta della maggioranza è stata approvata con 109 voti di scarto. Contro la proposta, lanciata da Lorenzo Dellai capogruppo di Democrazia solidale - Centro democratico e
sostenuta dal Pd, si erano pronunciati, oltre al M5S, i gruppi di sinistra italiana, di Forza Italia e di Fratelli d'Italia. L'Italia non guida la classifica Ue degli stipendi dei parlamentari. Lo precisa una nota ufficiale della Camera. "In riferimento ad articoli pubblicati in questi giorni dalla stampa e da giornali online, si evidenzia innanzitutto che i dati inizialmente pubblicati (e poi corretti) non corrispondevano a quelli riportati dal sito della Camera, aggiornati per effetto delle decisioni assunte dall'Ufficio di presidenza nell'ultimo decennio". "Quanto al lavoro di comparazione fra il trattamento economico dei parlamentari italiani e quello dei parlamentari di altri paesi europei, non è affatto vero, come da titoli di alcuni articoli, che l'Italia sia in testa", prosegue la nota. "Innanzi tutto per un motivo di metodo, e ci limitiamo a citare lo stesso Rapporto della Commissione di studio istituita dal Governo e presieduta dal prof. Enrico Giovannini, presentato a fine dicembre 2011: 'Nonostante l'intenso lavoro svolto nei mesi scorsi i vincoli posti dalla legge, l'eterogeneità delle situazioni riscontrate negli altri paesi e le difficoltà incontrate nella raccolta dei dati non hanno consentito alla Commissione di produrre i risultati attesi, ritenendo dunque impossibile confrontare in maniera attendibile gli stipendi dei nostri onorevoli con quelli dei colleghi dei paesi stranieri più rappresentativi'. Un primo esempio di tali limiti è rappresentato dal raffronto fra importi lordi, che risentono di regimi fiscali e previdenziali non sempre pienamente confrontabili. Prendendo ad esempio i dati riportati sul sito del Parlamento europeo, l'incidenza delle ritenute sul lordo di 8.213,02 è tale da determinare una retribuzione netta pari a 6.400,04 euro, dunque una cifra più alta dell'indennità netta percepita dai deputati italiani (al netto dei rimborsi spese per indennità generali, giornaliere e per spese di viaggio). Lo stesso vale per molti dei paesi europei citati. La Camera elenca alcuni esempi: Parlamento europeo: 6.200,72; Austria 5.366,67; Germania 5.110,31; Francia 5.035,00; Italia 5.000,00; Paesi Bassi 4.588,81; Belgio 3.900,00. Nel testo della proposta M5S l'indennità spettante ai membri del Parlamento per garantire il libero svolgimento del mandato è pari, al lordo delle ritenute fiscali e dei contributi previdenziali e assistenziali, a 5.000 euro mensili, rispetto agli attuali 10.435 lordi). Nessuna indennità aggiuntiva, emolumento o rimborso di spese è riconosciuto ai membri del Parlamento per lo svolgimento di altri incarichi interni alla Camera di appartenenza. Ai membri del Parlamento è riconosciuto un rimborso delle spese di soggiorno e di viaggio entro il limite massimo di euro 3.500 mensili. Il rimborso delle spese di alloggio non è riconosciuto ai membri del Parlamento che risiedono nel comune di Roma. Infine la proposta di legge chiede di prevedere per i parlamentari un'indennità di fine mandato analoga al trattamento di fine rapporto dei lavoratori dipendenti; un adeguamento dei rispettivi trattamenti previdenziali; l'applicazione a deputati e senatori, per quanto compatibile, della disciplina relativa ai congedi di maternità, paternità e parentale.


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