lunedì 8 maggio 2017

Francia, Putin pronto a lavorare con Macron ma difficoltà in agguato

Aleksej Mukhin, politologo interpellato dall'agenzia AskaNews, parla dei futuri rapporti tra il leader del Cremlino ed il neo presidente francese e degli ostacoli che si frappongono sulla strada della cooperazione. Combattere “insieme” la “crescente minaccia del terrorismo e l’estremismo violento” in quello che è “un periodo difficile per l’Europa e per l’intera comunità
mondiale”. Così, ricordandogli le sue responsabilità, il rodato Vladimir Putin accoglie nell’esclusivo club dei leader mondiali il giovanissimo Emmanuel Macron, il cavallo sul quale il Cremlino non aveva decisamente puntato nella corsa all’Eliseo. Il presidente russo ha inviato, senza fretta, un telegramma di congratulazioni al nuovo leader francese. L’annuncio è avvenuto parecchie ore dopo le congratulazioni dei colleghi, dello statunitense Donald Trump e del cinese Xi Jinping. Un boccone forse un po’ amaro per Mosca, che comunque replica con un’apertura al lavoro comune. Il tutto benchè la novità di un uomo politico cresciuto molto in fretta, dichiaratamente europeista, ma dal programma ancora poco chiaro per i russi, rappresenti una variabile da sempre invisa al Cremlino: l’imprevedibilità. Macron, che ha vinto il primo turno delle elezioni presidenziali in Francia, si è assicurato la vittoria alla seconda tornata elettorale con un solido 66,1%, mentre Marine Le Pen – che era a Mosca il 24 marzo per incontrare il capo di stato russo – si è assestata sul 33,9%. “Non sarà facile, ma bisognerà lavorare con Macron”, afferma il politologo Aleksej Mukhin, interpellato da AskaNews a Mosca subito dopo la reazione del Cremlino. “Il concetto ‘la Russia lavori con chi vince, chiunque sia’ è stato forgiato da Putin ormai da molto tempo. Nacque non in politica estera, ma interna, quando Vladislav Surkov (il principale ideologo del Cremlino) chiese a Putin cosa fare in caso di sorprese nelle elezioni regionali. E Putin rispose che con chiunque vinca, comunque bisogna lavorare”. E le parole del telegramma odierno a Macron coincidono: “I cittadini di Francia le hanno affidato la guida del paese in un periodo difficile per l’Europa e per l’intera comunità mondiale. La crescente minaccia del terrorismo e l’estremismo violento è accompagnata da un’escalation di conflitti locali e la destabilizzazione di intere regioni. In queste condizioni è particolarmente importante superare la sfiducia reciproca e unire le forze per garantire la stabilità e la sicurezza internazionale”. Putin ora esorta il vincitore delle elezioni francesi a colmare le spaccature profonde e lavorare insieme. Ma sicuramente la cooperazione tra Parigi e Mosca, è complicata. Anzi lo sarà sempre di più anche secondo Mukhin, che avverte inattese somiglianze tra Macron o Donald Trump. Somiglianze che dal punto di vista russo sono fin troppo evidenti e pericolose. “Come Trump è un presidente debole e per questo sarà imprevedibile. Ha da dimostrare di essere pienamente un leader, e quindi dovrà farlo con azioni a sorpresa. Cosa farà? Ci si può aspettare di tutto, compresi bombardamenti in Libia o altrove. Ma una cosa è certa: il rischio dell’imprevedibilità della politica francese cresce”.

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